L'immagine dell'albero nel blu, che sicuramente non è passata inosservata nel precedente post, è opera della fotografia e dalla capacità compositiva di Stefania. Stefania è una giovane fotografa che sotto nostra richiesta ha deciso di completare il lavoro dei Mogo con una delle sue opere. E' auspicabile che la collaborazione così fruttuosa fino ad ora, continui. Noi ce lo auguriamo.
Per il momento l'immagine in questione è destinata alla copertina del disco in lavorazione e come sfondo base della home page. Si tratta quindi dell'immagine del disco. Un lavoro che ad oggi ha impiegato 5 mesi di fatiche ma di grandi gioie.
Nell'attesa di vedere applicata alle atmosfere un po' decadenti, retrò ed evocative dei pezzi dei mogo l'immagine della suddetta artista, invito gli avventori di questo blog a visitare il suo album fotografico personale sul sito flickr.
Album
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Mogo
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mercoledì 20 febbraio 2008
venerdì 15 febbraio 2008
la fragilità assunta a piccole dosi

Dosi provino:
http://www.mogo-music.com/album/dosi.mp3
Martedì ho inciso le voci di Dosi. Dosi è un pezzo delicato. La sua interpretazione è basata sulla multitimbricità. La voce deve cambiare timbro tra la strofa e l'inciso e all'interno dell'inciso, molte volte.
Ero stanco, molto stanco. Sono giornate dure al lavoro. Il disco è da 3 mesi in lavorazione. E' un tempo irragionevole per chi ha già pezzi e arrangiamento finiti da anni.
C'è una pressione non indifferente che ci diamo noi, che arriva dall'esterno. Davide sta contemporaneamente lavorando per noi e ultimando il suo disco per il suo contatto.
L'altra sera avevo un inspiegabile patina di segatura tra l'diea della mia voce e quello che sentivo uscire. Sul timbro soffiato non c'erano molti problemi... anzi, alle volte è venuto fuori un graffiato davvero intrigante.
Il momento davvero tragico è stato quando è stato il caso di passare dal timbro flautato a quello in maschera... è in quel caso la voce dovrebbe prendere l'ascensore e salire di quei 14 piani. Suonare in testa, in gola e uscire tra le narici e il labbro superiore... e invece era giù. Nelle caverne di Mordor arpionata dagli artigli degli orchi Marlboro e degli Uruck influenzali. Ci sono molte altre cause a questo... lo stress... la situazione psicologica... l'umore.
La voce è lo strumento più delicato e più legato all'essere umano che esista. Immagino la voce come la vera emissione gassosa dell'anima. Se avesse un colore sarebbe eterogeneno... ci sarebbe una tinta unita di fondo ma poi cambierebbero i contorni, la consistenza e l'aspetto delle venature.
L'altra sera era grigia... i contorni sfumati e irregolari... come avvolta da un banco di nebbia.
Mi sono sentito così inutile. Così inadeguato.
Parlandone con il gruppo e gli amici dopo 2 giorni di distruzione interiore il verdetto era unanime:
"Bè? Capita una giornata no!!"....
Uh... azz non ci avevo pensato. Però molti dubbi mi attanagliano ancora.
Alle volte penso che questo disco sarà il mio ultimo tentativo da interprete/autore.
Giacomo
Martedì ho inciso le voci di Dosi. Dosi è un pezzo delicato. La sua interpretazione è basata sulla multitimbricità. La voce deve cambiare timbro tra la strofa e l'inciso e all'interno dell'inciso, molte volte.
Ero stanco, molto stanco. Sono giornate dure al lavoro. Il disco è da 3 mesi in lavorazione. E' un tempo irragionevole per chi ha già pezzi e arrangiamento finiti da anni.
C'è una pressione non indifferente che ci diamo noi, che arriva dall'esterno. Davide sta contemporaneamente lavorando per noi e ultimando il suo disco per il suo contatto.
L'altra sera avevo un inspiegabile patina di segatura tra l'diea della mia voce e quello che sentivo uscire. Sul timbro soffiato non c'erano molti problemi... anzi, alle volte è venuto fuori un graffiato davvero intrigante.
Il momento davvero tragico è stato quando è stato il caso di passare dal timbro flautato a quello in maschera... è in quel caso la voce dovrebbe prendere l'ascensore e salire di quei 14 piani. Suonare in testa, in gola e uscire tra le narici e il labbro superiore... e invece era giù. Nelle caverne di Mordor arpionata dagli artigli degli orchi Marlboro e degli Uruck influenzali. Ci sono molte altre cause a questo... lo stress... la situazione psicologica... l'umore.
La voce è lo strumento più delicato e più legato all'essere umano che esista. Immagino la voce come la vera emissione gassosa dell'anima. Se avesse un colore sarebbe eterogeneno... ci sarebbe una tinta unita di fondo ma poi cambierebbero i contorni, la consistenza e l'aspetto delle venature.
L'altra sera era grigia... i contorni sfumati e irregolari... come avvolta da un banco di nebbia.
Mi sono sentito così inutile. Così inadeguato.
Parlandone con il gruppo e gli amici dopo 2 giorni di distruzione interiore il verdetto era unanime:
"Bè? Capita una giornata no!!"....
Uh... azz non ci avevo pensato. Però molti dubbi mi attanagliano ancora.
Alle volte penso che questo disco sarà il mio ultimo tentativo da interprete/autore.
Giacomo
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