La domanda di oggi è la seguente:
nel fare musica, quanto deve essere lasciato al caso, all'istinto, all'umore e quanto alla ragione, al calcolo, allo studio?
Ovviamente l'ideale sta nel mezzo... ma in quale misura.
Io sono fermo sostenitore del fatto che dipende dalle fasi.
In fase di composizione, il rapporto può essere sbilanciato su entrambi i versanti.
Ritengo che non si debba essere assoluti. Solo ragione. Solo cuore. Ma si può arrivare ascrivere un pezzo di cuore con un occhio a alla ragione non fosse altro per incanale il flusso emozionale su determinati aspetti, come si può scrivere un pezzo di denuncia o di carattere narrativo usando arguzia e ironia essenzialmente ma nate da una scintilla di emozione che scatena il processo.
In fase di esecuzione invece credo che la tecnica, il tocco, l'impegno, vadano delineati con un impegno mentale al 70% e l'istinto, la passione, l'interpretazione siano quel 30% in frack con la bacchettina in mano che dirige il resto ma che lo tiene a bada nel contempo.
Credo che se suoni un pezzo come ti viene, sia a livello di interpretazione che a livello di parti, non suonerai mai con la medesima intenzione ogni volta e fatalmente non suonerai mai con la medesima intenzione di tutti gli altri.
Se hai metodo... se capisci cosa stai facendo puoi far sì che il tuo 70% di tecnica e di controllo veicoli al meglio quel più che sufficente 30% di carne viva necessario a far sanguinare il pezzo.
Il massimo esce fuori quando riesci a veicolare il 70% di cuore con il 70% di tecnica... paradossale ma non mancano gli esempi.
Ieri alle ore 22.35 Lorenzo ha ultimato le parti di "Il meglio di me", "Mille colori" e "La differenza".
Già incise nei giorni precedenti "Il viaggio", "Perfetto" e "Nuova identita".
Mogo
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